Reportage

Il racconto dei protagonisti del viaggio in Giordania

Video, foto, registrazioni, testi dei protagonisti e un appuntamento dal vivo il 5 maggio prossimo.

SAN LAZZARO – Raccogliamo in questo post tutto il materiale raccolto nella settimana di pellegrinaggio in Giordania, dal 10 al 17 marzo 2023.

Abbiamo fatto un buon lavoro di reportage del viaggio (qui i dettagli), quindi il materiale è tanto. Il fondo alla pagina una proposta di incontro per raccontarvi dal vivo.

I sette video

Realizzati da don Andres Bergamini (qui il link diretto la playlist di youtube):

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Le foto

La galleria fotografica con tutte le foto migliori dei pellegrini.

Le registrazioni mp3

  1. Padre Joseph Anjara Giordania 11 marzo 2023
  2. Mons. Jamal Khader ad Amman Giordania 10 marzo 2023
  3. Main dialogo con fratelli e sorelle 13 marzo 2023
  4. Abouna Mario Cornioli Amman 16 marzo 2023

I testi scritti

  1. La cronaca di Vittorio Ramazza (scarica il file pdf di 40 pagine).
  2. Il racconto poetico di Fanni Sperandio:

A volte si medita su un viaggio perché si è visto Indiana Jones o perché si vorrebbe vedere dal vivo, Petra, la seconda meraviglia del mondo. Si pensa, si medita, ma ancora non si vive quella avventura finché finalmente non ci si iscrive al quel viaggio e quel giorno, così atteso, arriva, si realizza!

In un attimo si atterra ad Amman, la capitale. Suddivisa in “fascia alta” città ovest, come la nostra cara guida, Wael, ci spiega, e in “fascia bassa”, la città est. Insomma città ricca e città povera.

La Giordania è cielo terso, lo si vede dall’aereo. Ma è anche terra. Povera d’acqua, concentrata in pochissimi luoghi. Una terra che fu attraversata a piedi da Cristo, ed oggi abitata dai nostri cristiani. Sono solo il 6/7%, ma vivi nelle azioni, nella forza, nella perseveranza. Lo abbiamo visto presso il caro Abouna Josef ad Anjara, dove la statua di Maria, che a Gerusalemme nessuno voleva, ha lacrimato sangue. Abuna Josef piange su questa terra dove, insieme alle suore del Verbo Incarnato, si accolgono i bambini orfani. Ogni anno tante famiglie abbandonano questa terra per volare in Australia o in America in cerca di vita nuova e lavoro. Abouna significa Padre. Abouna Josef rapisce, cristallo di purezza negli occhi, “l’infinito oltre la siepe”, la sua bellezza di pace del Cielo che scende e scioglie i nodi del cuore. Qualcuno dei viaggiatori si commuove, qualcuno parla di un filo conduttore del nostro viaggio: sarà forse Cristo?

La coroncina di fiori, posata sui capelli delle spose per una foto con lo sfondo del monte Hermon ci fa più vicine al meraviglioso Cantico dei Cantici. Di tutti e per tutti è il Monte Nebo: Mosè qui muore per ordine di Dio a 120 anni e vede la Terra Promessa ma non la raggiunge. Si ferma. E ci fermiamo anche noi a guardare quell’orizzonte che oggi confina con una terra di guerra e di terremoti. Noi guardiamo oggi e preghiamo.

Il rumore dell’autobus ed entriamo nella comunità di Main. Un quadro: il cane, la chiesa, il minareto. Su una panca si scorgono le pagine con le vignette della nostra amica Lara che con diligenza sta fumettando il viaggio. E dopo poco suona il muezzin. Il legame quotidiano con Dio, per i musulmani, è scandito dal canto del muezzin che forte si ripete per 5 volte al giorno, vicino a quella timida croce della piccola famiglia di Monte Sole. Sarebbe bello che, anche a Bologna, le nostre campane suonassero con la stessa perseveranza del minareto per ristabilire quel continuo appuntamento con Dio!

Com’è possibile vivere la cristianità in Giordania? Come si può vivere come minoranza? Radicandosi nell’essenziale; molte cose che noi consideriamo essenziali qui non lo sono. In questo luogo i cristiani devono sopravvivere. Sentono che sapere del sapore di cristiani è il centro della loro vita. Uno degli elementi essenziali è la liturgia, ci dice un frate, con il suo significato da conoscere. È quello il sapore del sacro che ci è sfuggito, che abbiamo dimenticato. E poi il senso della preghiera, preghiera di affidamento, molto mariana. E sono cose che, molto lentamente, perseverando, rafforzano la struttura più profonda della persona. E il muezzin, non penetra nel cuore.

Wael la guida ci fa un esempio, caro alla sua cultura. Se sei povero preghi 5 volte al giorno. Se ti offrono un lavoro preghi 2 volte al giorno. Se ti offrono uno stipendio alto non preghi più perché non pensi a Dio: oramai pensi di essere tu stesso Dio. La povertà attacca il cuore dell’uomo alla religione. Così i musulmani più radicali sono i più poveri.

E noi cristiani? La chiamata di chi conosce il Cristo è apertura a far comprendere a tutti, anche i mussulmani, il suo messaggio, attirandoli a uno sguardo positivo su Gesù, mostrandogli la bellezza della persona di Cristo. Aiutarli ad un incontro con Gesù, che puoi illuminarli.

E dopo il colorato caos del suk di Amman e il knafe, il dolce tipico, offertoci dalla guida, facciamo un salto a Jerash, dal meraviglioso cardo che si estende maestoso. Gli antichi romani qui hanno lasciato una immensa via ciottolata, con le colonne, così ben conservata che, diceva orgogliosamente la guida, neanche Pompei può riempire tanto la vista. E le foto sgorgano come pioggia.

La vera pioggia non poteva mancare! Voleva risvegliare il gruppo, mostrarne la fortezza, la vittoria nella fatica e nella croce. A Petra piove solamente 14 giorni all’anno, e così proprio noi siamo stati i privilegiati! Pioggia a catinelle! Questo però non ha ostacolato la gioia di passeggiare nel Siq, la fessura nella roccia che, passo dopo passo, ci ha fatto intravedere la grande facciata del Tesoro dei Nabatei scavata nella parete rocciosa. Ce la ricordavamo rosa da Indiana Jones. Ma la pioggia l’ha lavata da ogni polvere. È apparsa piena di sfumature colorate, viva! Abbiamo anche celebrato la messa nella chiesa bizantina di Petra dove un cagnolino ci ha fatto compagnia vicino all’altare. Lì abbiamo alzato lo sguardo, ognuno con il proprio calore di bellezza da portare a casa.

La pioggia ci ha accompagnato fino a Wadi Rum. Il bus ci ha scaricato nel fango. Ma la notte in tenda è stata confortevole. Al mattino presto è sorto il sole: qui sembra più grande; un pensiero: Signore, senza di te,  siamo formiche senza acqua nel deserto.

Bellissima l’escursione tra rocce, dune di sabbia, vento con le jeep. Alcuni hanno cavalcato il dromedario: esperienza da provare. Ci siamo fermati per comprare qualcosa nella tenda dei beduini. Per i beduini l’ospitalità è sacra. Hanno sempre una fiammella e una stanza perché non si sa, nel deserto, quando arriverà l’ospite. Per i beduini la prima tazza di the è per colui che lo offre per far vedere che il contenuto è puro. Offrire purezza è proprio una bella accoglienza.

Ripartiamo verso Kerak dove sorge la fortezza di Rinaldo di Chantillon. Poi scendiamo verso il mar Morto, intravediamo Gerico e Gerusalemme lontana. Il luogo del Battesimo di Gesù è sulla riva est, al di là del Giordano, dove un tempo c’era Giovanni. Attirava folle in attesa della purificazione. Qui tutti videro Gesù battezzato, immerso nell’acqua sotto la nube e la voce del Padre. Tutti vorremmo che ci rimanesse impresso nel cuore quello che la gente vide quel giorno. Di là, sull’altro versante del Giordano, la Palestina e Israele. Terre così divise ma con la speranza che colui che unisce sei tu, il Cristo che ti sei immerso in queste acque. E come quella gente anche noi, tra la folla, celebriamo e viviamo la Santa Messa.

Le perle del viaggio. “Fate quel nulla che serve a Dio, come il bambino che consegna a Gesù i suoi 5 pani e 2 pesci, ma da quel nulla Cristo sfama 5000 persone. Per voi è nulla ma quel nulla fatelo!” sono le parole di Abouna Mario che ci dice di aprirci a Dio e di fare quel nulla!

E ancora di più: la sapienza della storia è riconoscere Cristo come filo conduttore.

Il viaggio nelle terre di Giordania è stato: viaggio nei luoghi, viaggio nelle relazioni con gli altri, viaggio intergenerazionale, viaggio interreligioso e culturale, ma anche viaggio esperienziale in noi stessi. Dal nulla sorge un fiore di bellezza. Di questa bellezza ringraziamo il Signore. Non c’è regalo e gioia più grande che la riconciliazione e la ricapitolazione di tutte le cose in Cristo Gesù è la gioia che da essa esplode o meglio irrompe.

Cari tutti a presto e al prossimo viaggio!

Fanni Sperandio

L’appuntamento

Vogliamo raccontarvi di persona tutte queste cose. Quindi ci vedremo venerdì 5 maggio 2023 alle ore 21 in Sala di comunità a San Lazzaro (entrata Parco 2 agosto). Nella serata avremo un collegamento con abouna Mario Cornioli da Amman, che è stato uno dei testimoni più efficaci del nostro viaggio.

Sarà possibile acquistare i prodotti dell’Atelier Rafedin, che abbiamo visitato ad Amman e che vogliamo sostenere.