ZONA PASTORALE – Con gioia la nostra Zona pastorale vive l’attesa dell’ordinazione diaconale del suo presidente, Giuseppe Nini, della parrocchia di San Francesco d’Assisi. Pubblichiamo una sua breve testimonianza sullo spirito col quale si avvicina a questo importante evento.
Tanta gratitudine e tanta inadeguatezza. Questi i sentimenti nell’approssimarsi dell’ordinazione diaconale del 15 febbraio.
Comincio dalla gratitudine: non avrei mai pensato, e forse nemmeno voluto, diventare diacono. “I diaconi siano persone degne e sincere nel parlare, moderati nell’uso del vino e non avidi di guadagni disonesti, e conservino il mistero della fede in una coscienza pura” (1Tm 3,8-9). A parte l’uso moderato del vino e (solo in parte…) l’avidità, per il resto credo proprio di essere la pecora nera nel gregge di Dio! Papà (diacono) e mamma testimoniano quotidianamente cosa significhi essere coppia diaconale, facendo della loro vita una offerta gradita a Dio ed io mi sento così piccolo davanti a questo esempio! Mi sono quindi chiesto tante volte: perchè proprio a me? E con Cristina, mia moglie, ci siamo interrogati più volte (e tutt’ora lo facciamo) su come possa innestarsi il sacaramento del diaconato nel sacramento del matrimonio e se questa fosse davvero la mia/nostra strada.
Così qualche anno fa, meditando una risposta da dare a don Giovanni ed alla Chiesa, ma prima ancora a Dio che chiamava, ci siamo presi una giornata e siamo andati al Santuario della Beata Vergine delle Grazie di Boccadirio. Per chi di voi c’è già stato non serve descriverlo, per chi non ci fosse mai andato l’invito è di prendere la macchina ed andarci la prima domenica di tiepido sole! Siamo arrivati al santuario con una domanda nel cuore: Signore, cosa dobbiamo fare? E la risposta non ha atteso: entrati nel santuario una grande scritta nera su un cartello bianco riportava: “qualsiasi cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5). Il cartello suppongo ci sia da sempre. Sicuramente c’è tutt’ora. Però solo quella volta lo abbiamo letto ed ha parlato con forza e chiarezza al nostro cuore.
Così il cammino è cominciato: lo studio, la preghiera, gli incontri di formazione, i fratelli di strada… come dice Gv 1,16 possiamo tranquillamente dire “noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia”: il desiderio di crescere nella fede e di stare vicino a Signore che ci ama così come siamo! C’è voluto del tempo comunque per rispondere alla domanda: perché proprio a me? Perché questa è la pedagogia di Dio: come un bravo maestro, Lui chiama gli alunni più irrequieti, più “scapadizzi”, più zoppicanti, vicino a sé, in primo banco, per tenerseli a vista e non perderli. In questi anni ho davvero sperimentato che “grandi cose ha fatto per me l’onnipotente” sentendomi amato ed accudito.
Il cammino fatto con Cristina ci ha permesso di crescere come coppia nutrendo la nostra fede e la nostra relazione. Il sacramento del matrimonio, nel nostro caso, riceve forza da quello del diaconato e viceversa! Il cerchio si chiude quest’anno: l’ordinazione di 7 fratelli di strada (Alessandro, Davide, Roberto, Andrea, Massimo, Sergio, Loris) e la mia avviene nell’anno della Parola della Chiesa di Bologna. Nella nota pastorale di indizione è riportata la frase del vangelo di Giovanni “qualsiasi cosa vi dica fatela”. Qualcuno la potrebbe chiamare coincidenza, a me piace dire “Dioincidenza”! Così il Signore ha aperto e chiuso questo cammino in preparazione al diaconato per donarci il sacramento che con carattere indelebile ci renderà segno di Cristo Servo. Per questo l’altro sentimento di inadeguatezza: Dio si serve di un piccolo e traballante uomo per rendere presente sacramentalmente Cristo Servo.Tutto questo travalica l’essere umano, così piccolo davanti ad un mistero così grande.
Ed allora, tanta umiltà: rimboccarsi le maniche e mettersi a servizio (questo è il significato della parola diacono: servo). Servizio del prossimo perché è il Signore che passa, servizio della Parola perché è il Signore che parla, Servizio della Mensa perché è il Signore che si offre in sacrificio.
Vi chiedo preghiera per tutti noi che stiamo per diventare diaconi, perché con la nostra vita e le nostre parole possiamo essere docili strumenti nelle mani di Dio, preghiera anche per tutti coloro che con la propria vita servono il Signore nel silenzio, nella solitudine, nella sofferenza, nel nascondimento. Ringraziamo infine il Signore per i tanti doni che ci sono nella nostra zona pastorale di San Lazzaro, in particolare per il dono dei diaconi Giorgio e Andrea e per Gianni e Giancarlo in cammino. Che la nostra vita sia sperimentare e trasmettere l’amore di Dio.

