Sveglia presto perché il treno non aspetta! Alle 6,40 siamo già tutti in stazione, Gianfranco distribuisce ai pellegrini un bel foulard giallo come segno di riconoscimento.
Sorrisi, buongiorno, vecchi amici, presentazioni, tu di che Parrocchia sei? Cosa hai messo nello zaino? In men che non si dica arriviamo nella Città Eterna.
La Prima tappa è San Paolo Fuori le Mura, siamo una settantina e cerchiamo di contarci per non perdere nessuno. Rimanere uniti dopo lo spostamento in metropolitana è già un successo.
In questa prima Basilica Papale, illuminata da uno splendido sole, passiamo la Porta Santa e preghiamo sulla tomba di San Paolo. Prima della Messa abbiamo un pò di tempo personale e per ammirare la bellezza del luogo. Qui ci accolgono i ritratti dei Papi, custodi della Chiesa e delle vicende del mondo nei secoli.
Dopo il pranzo riprende il cammino. Il caldo si sente ma non è tremendo. Via delle Sette Chiese ci conduce in zone di Roma fuori dai soliti percorsi turistici. Attraversiamo la Garbatella, nei giardini ci sono fiori colorati e ogni fontana è apprezzata.
Arriviamo nella zona delle Catacombe, entriamo nella chiesa di San Sebastiano. Ogni passo che facciamo a Roma ci immerge nella storia e nell’eterno.
Proseguiamo camminando sulla Via Appia Antica, breve sosta davanti alla chiesetta del “Quo Vadis”, poi, costeggiando le antiche Mura arriviamo a San Giovanni in Laterano.
Il gruppo riesce sempre a rimanere compatto ed è il momento di una bella foto insieme.
Il cammino è occasione di conoscenza, di chiacchiere, di preghiere; ci aiutiamo a portare lo zaino, ci chiediamo come stiamo e sentiamo quanta vita pulsa ad ogni passo, portiamo con noi anche volti e pensieri di chi teniamo nel cuore. Ci affidiamo alla guida sapiente degli organizzatori e dei sacerdoti: anche se non sappiamo la strada perfettamente non siamo vagabondi, ci lasciamo guidare con ben chiara la meta: condividere la Via della Gioia e della Speranza che ci ha mostrato Gesù Cristo.
Siamo molto soddisfatti di aver raggiunto serenamente le prime tappe, quelle coi tragitti più lunghi, il caldo non ci ha fermato.
Nella seconda parte del pomeriggio visitiamo Santa Croce di Gerusalemme e San Lorenzo Fuori le Mura. Ogni strada che attraversiamo è caratteristica: scavi romani, tram, turisti, locali, molte forze dell’ordine, il cimitero monumentale del Verano. Camminare per la città ci fa attraversare le complessità e le contraddizioni della nostra società, ci permette di riflettere su come abitiamo questo mondo.
Nel tardo pomeriggio giungiamo nella residenza di suore che ci ospita; abbiamo tutte le caratteristiche del vero pellegrino: stanchezza, mal di piedi, e bisogno di una bella doccia ristoratrice.
A cena condividiamo gioie e fatiche e soprattutto buoni piatti e presto, più o meno per tutti, viene il tempo di dormire.
La notte passa veloce, dopo poche ore è già tempo di alzarsi. Il sole è basso, l’aria è fresca e con mezzoretta di cammino entriamo in Vaticano e arriviamo in Via della Conciliazione dove iniziamo il percorso giubilare per passare la Porta Santa della Basilica di San Pietro.
E’ domenica mattina presto e il momento è favorevole, poche persone e qualche gabbiano.
Preghiamo coi salmi, qualcuno a turno sostiene la croce di legno e il gruppo la segue con devozione e emozione. Quante croci attanagliano la vita di ciascuno… ma il legno della croce di Gesù non è per noi conclusione, ci ricorda quelle braccia aperte in cui veniamo sempre accolti per come siamo e per quello che viviamo.
Entriamo nella Basilica di San Pietro, dove la nostra preghiera si unisce a quella di tutta la Chiesa.
Questo luogo è maestoso e straordinario.
Partecipiamo alla Santa Messa mettendo in comunione il nostro cuore con quello di milioni di pellegrini nel mondo, ascoltiamo il Vangelo del Buon Samaritano. Nei nostri cammini quante persone incontriamo che hanno bisogno di noi!
Papa Leone non c’è, è a Castelgandolfo. Quando usciamo sono le 12 e vediamo l’Angelus trasmesso nei maxischermi.
È anche ormai ora di pranzare: il gruppo si divide e si riunisce per intraprendere il tragitto finale. Qualche ritardo dovuto ad un’acquazzone e via andare.
Il centro di Roma è davvero un turbinio di bellezza, di turisti che ammirano opere straordinarie. Puoi esserci stato tante volte ma sempre rimarrai a bocca aperta: piazza Navona, il Pantheon, la zona del Ghetto, l’Ara Pacis, il Colosseo.
Siamo ormai al termine del nostro pellegrinaggio; concludiamo con il passaggio della Porta Santa nella Basilica di Santa Maria Maggiore.
“Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.
Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e potente”
Recitiamo il Salmo 24, e don Stefano ci ricorda che il Giubileo ha come simbolo l’apertura di una porta per invitarci ad aprire il nostro cuore per farvi entrare il Signore.
Qui c’è molta folla, la fila è più impegnativa. C’è Papa Francesco che riposa per l’eternità vicino all’icona mariana Salus populi romani. Molte persone vogliono rendergli omaggio, la commozione è ancora tanta.
Il cammino si è concluso, ci manca solo il rientro in serata con il treno.
Sappiamo bene che ogni cammino non può dirsi davvero finito perché porta nei giorni nuovi quello che abbiamo trovato nella profondità dei nostri passi: una vita rinnovata, riconciliata e che si impegna alla conversione. Il pellegrinaggio non è un viaggio per cambiare luoghi, ma per cambiare noi, trasformandoci in pellegrini di Speranza soprattutto nel quotidiano che ci attende a casa. (Lara Calzolari)
*Pensieri sparsi per Roma* (Raffaella)
Roma è un viaggio nel tempo:
i secoli non fluiscono, persistono.
A Roma le mura narrano, le pietre gridano, gli alberi sussurrano, la terra sanguina
I sepolcri, invece, rilucono.
Calpestare le orme dei primi cristiani,
dopo duemila anni, e sentirle ancora palpitare. Uomini comuni, che per fede, hanno dato la vita, mentre a noi pesa andare a Messa perché fa caldo (o freddo, o perché c’è la partita o il pranzo coi parenti, o la gita fuoriporta, o… o… o…)
San Paolo condivide la sua Basilica fuori le mura con Santo Stefano, a cui lui stesso ha dato la morte.
Dopo essersi affrontati nel più cruento dei modi, finiscono per condividere la stessa fede, la stessa sorte, la stessa Basilica.
Perché non c’è peccato che non possa essere trasformato in redenzione,
perché “laddove è abbondato il peccato ha sovrabbondato la Grazia” (Rm 5,20)
Basiliche assolate di oro,
perché Dio è Dio ed è bene visualizzarlo. Basiliche dagli spazi smisurati,
perché nella Chiesa c’è posto per tutti. Basiliche distrutte, ricostruite, allargate, modificate, rivisitate, spogliate, aggiornate. Perché la Chiesa è dinamismo.
Papi. Millenni di Papi.
Diversi, criticati, amati, sconosciuti, studiati, discutibili, rivalutati, ignorati, recuperati, ricordati. Alcuni pregati.
Essere pastore di un gregge scalcinato e disastrato come noi, non è mai stato facile per nessuno.
Le nostre storie in cammino:
vite che non si erano mai incrociate prima, alcune delle quali non si sono parlate e che forse non si incontreranno mai più.
Eppure, in questi due giorni, il centro esatto delle nostre anime ha pulsato in sincrono con quello degli altri.
Così ho vissuto questo Giubileo della Speranza:
arresa all’evidenza che (il Cielo ne sia lodato!) la nostra vita è in mani sicure, amorevoli e
molto, molto fantasiose.