12 e 13 luglio

Anno Santo. Il nostro Pelletrekking.

Una camminata a Roma di circa 25 chilometri

ZONA PASTORALE – Ecco le informazioni essenziali sull’originale iniziativa del Pelletrekking, alla quale i partecipanti hanno dato vita con emozione e impegno.

Il Giubileo
Il primo Giubileo, o Anno Santo, fu proclamato da Papa Bonifacio VIII nel 1300, per rispondere alla grande attesa del popolo che, all’inizio del nuovo secolo, si aspettava ansiosamente dal Papa l’elargizione di un’indulgenza plenaria. Il Papa decretò che ogni centesimo anno i fedeli che, pentiti e confessati, avessero visitato le Basiliche di San Pietro e San Paolo per 30 volte, se romani, e per 15 volte se forestieri o pellegrini, ricevessero il “pienissimo perdono” dei loro peccati.
Nel 1343 il Papa Clemente VI ne ridusse la cadenza a 50 anni, sull’esempio di quanto era stabilito nel libro del Levitico. La cadenza fu poi ridotta a 33 e infine a 25 anni. Nella bolla di indizione erano citate, per ottenere l’indulgenza, le visite alle 4 basiliche: S. Pietro, S. Paolo, S. Giovanni in Laterano e S. Maria Maggiore.
I segni che nel corso dei secoli hanno caratterizzato questo speciale Anno Santo di remissione dei debiti, cioè di perdono dei peccati, per aiutare la fede del popolo cristiano, sono il pellegrinaggio, la Porta santa, l’indulgenza, la memoria dei martiri e la carità.

Il percorso di San Filippo Neri
Il nostro pellegrinaggio, a piedi, segue le orme del “Percorso delle 7 chiese “ di S. Filippo Neri.
E’ un percorso di circa 25 km., che iniziava da S. Maria in Vallicella e si concludeva alla Basilica di S. Maria Maggiore.
Il Santo era solito visitare queste chiese durante le sue passeggiate devozionali, e nel 1552 questo percorso devozionale venne organizzato ufficialmente dalle autorità ecclesiastiche.
E’ ancora oggi praticato ufficialmente e molto frequentato; viene effettuato ogni anno in una notte, solitamente nel mese di maggio. (Il sito ufficiale del percorso è www.settechiese.com) .

Il percorso fatto

San Paolo fuori le Mura
Il nostro pellegrinaggio inizia da S. Paolo fuori le Mura, chiamata così perché si trovava fuori dalle Mura Aureliane. San Paolo portò il Vangelo in tutto il mondo allora conosciuto. Giunse a Roma per essersi appellato a Cesare in quanto cittadino romano, di fronte alle accuse di apostasia del tribunale ebraico. Anche a Roma predicò e diffuse la fede in Cristo, così come faceva S. Pietro. Fu martirizzato mediante decapitazione. Sulla sua tomba fu subito edificata una sorta di cella sepolcrale, che non venne mai rimossa e fu presto meta di fedeli e pellegrini. Costantino promosse la costruzione di edifici di culto sulle tombe degli apostoli e dei martiri. L’edificio costruito sulla tomba di S. Paolo fu consacrato nel 324 Nel 1823 scoppiò un terribile incendio e oggi alcune parti sono del XIX o XX secolo. La Basilica di S. Paolo è, dopo S. Pietro, la più grande di Roma.

S. Sebastiano
Poi, percorrendo l’antica Via delle Sette Chiese raggiungiamo la Basilica di S. Sebastiano. L’attuale costruzione copre un avvallamento ai bordi della Via Appia, profondo circa 12 metri, chiamato anticamente ad catacumbas, cioè “presso l’avvallamento”. Qui vi era il luogo adatto per farne uno dei primi cimiteri cristiani chiamato appunto “ad catacumbas”, Qui furono sepolti molti martiri – di cui facciamo memoria – fra cui appunto San Sebastiano, coraggioso militare romano che subì il martirio al tempo dell’imperatore Diocleziano. L’attuale basilica fu costruita, sulle rovine di quella precedente, per volere del Cardinale Scipione Borghese agli inizi del 1600. Al suo interno troviamo alcune reliquie relative a S. Sebastiano, fra cui una freccia e la colonna a cui fu legato, e una pietra con le impronte ritenute di Cristo relative all’episodio del Quo Vadis.

S. Giovanni in Laterano
Risaliamo verso il centro città, diretti alla Basilica di S. Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma e chiesa madre della cristianità.
La primitiva basilica fu dedicata al Salvatore. Fu poi dedicata ai Santi Giovanni Battista, il Precursore di Cristo, e Giovanni Evangelista.
Con multiformi vicende, il Laterano rimase anche abbandonato e successivamente restaurati e abbelliti a più riprese. Il portone centrale ha preziosi battenti in bronzo del II secolo, prelevati dall’antica Curia nel Foro romano. L’altare racchiude l’antico altare di legno usato dai primi 33 papi; in alto sono conservate in busti argentei le reliquie delle teste dei santi Pietro e Paolo. Guardando la Basilica, sulla destra troviamo l’edificio della Scala Santa, ritenuta quella che Gesù salì per subire il processo a Gerusalemme. Alla sommità, si può vedere la cappella di S. Lorenzo, chiamata Sancta Sanctorum per aver conservato le reliquie più sacre della cristianità. Sull’altare si conserva l’immagine acheropita (non dipinta da mano umana) del Salvatore, risalente al V-VI secolo.

Santa Croce in Gerusalemme
Poco lontano dalla Basilica lateranense raggiungiamo la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Qui nel 3° secolo sorgeva un palazzo donato da Costantino alla madre Elena. Nel 325 l’atrio del palazzo fu trasformato in basilica. Questa si presenta oggi nella sobria trasformazione voluta da Papa Benedetto XIV Lambertini nel 1741. La Basilica deve il nome alle reliquie della Croce che S. Elena avrebbe ritrovato a Gerusalemme e portato a Roma. Queste reliquie sono conservate in una teca nella rinnovata Cappella delle Reliquie, a cui è attualmente affiancato un ambiente con una copia della S. Sindone.
Meta di pellegrinaggio sono anche le due cappelle sotterranee poste ai lati del presbiterio.

S. Lorenzo fuori le Mura
Infine, ci si dirige verso la Basilica di S. Lorenzo fuori le Mura, o S. Lorenzo al Verano, così detto perché situato nell’agro Verano, dove già c’era un piccolo cimitero sotterraneo. Lì era stato sepolto San Lorenzo, diacono romano martirizzato il 10 agosto 258 durante la persecuzione di Valeriano. All’imperatore che pretendeva gli venissero consegnate le ricchezze della Chiesa, di cui era custode per la distribuzione ai poveri, rispose presentandogli i poveri e i malati della città. Secondo la tradizione venne arso in graticola e quella è il suo simbolo.

S. Pietro
La mattina della domenica sarà interamente dedicata alla celebrazione del Giubileo in San Pietro.
Dopo il martirio, il corpo di Pietro era stato sepolto dai fedeli in una tomba adiacente al Circo di Nerone, sul colle Vaticano dove era stato martirizzato, in prossimità di una necropoli. Sul suo loculo era stata posta una piccola edicola che lo identificava. Quando Costantino volle costruire su quel luogo una Basilica, dovette interrare la necropoli. La prima Basilica, consacrata da Papa Silvestro nel 326, fu progettata in modo che il punto esatto della tomba di Pietro coincidesse con l’altare maggiore. E questa ubicazione restò invariata in tutte le trasformazioni successive. Nel 1939, durante i lavori per la sepoltura di Papa Pio XI, casualmente si scoprì la presenza dell’antica necropoli. Continuando gli scavi, venne ritrovato il muro rosso ricoperto di graffiti che segnava la presenza della tomba di S. Pietro, e poi anche il loculo stesso, come Pio XII poté annunciare durante l’Anno Santo 1950.
Circa la Basilica attuale, sappiamo che Papa Giulio II nel 1503 affidò al Bramante il compito di erigere un nuovo tempio al posto di quello costantiniano ormai fatiscente. A Michelangelo fu affidato il progetto della cupola. Nel 1612, a basilica terminata, fu aperto il luogo della “confessione” (cioè il luogo dove è sepolto un martire per avere “confessato” la propria fede). Infine, nel 1656 papa Alessandro VII incaricò Gian Lorenzo Bernini di sistemare l’ampia spianata davanti alla Basilica. Al centro della piazza era già stato trasportato, dal 1586, l’obelisco che verso l’anno 40 l’imperatore Caligola aveva portato dall’Egitto e posto nel Circo poi detto di Nerone.

S. Maria Maggiore
L’ultima tappa ci porta alla Basilica di S. Maria Maggiore, sul colle Esquilino. Un’antica tradizione afferma che la chiesa venne fondata dal papa Liberio dopo che, il 5 agosto 352, gli era apparsa la Madonna ordinandogli di costruire una chiesa sul luogo dove l’indomani avrebbe nevicato, ricorrenza celebrata ancora oggi.
Quando, nel 431, il Concilio di Efeso proclamò Maria Vergine Theotokos, cioè genitrice di Dio, il papa Sisto III dedicò questa grande Basilica al culto esclusivo della Madonna. E’ la chiesa più grande di Roma dedicata a Maria, per questo è detta “maggiore”.
L’attuale aspetto esterno risale al 1676 per quanto riguarda l’abside, e al 1747 per la facciata, ma l’interno conserva l’impianto architettonico originale, esempio integro di basilica paleocristiana. Il campanile invece fu costruito fra il 1300 e il 1400.
Nella conca absidale vediamo il bellissimo mosaico dell’Incoronazione della Vergine, realizzato da Jacopo Torriti nel 1290-95.
Nella Confessione, sottostante il baldacchino dell’altare, è conservata in un reliquiario la mangiatoia, tradizionalmente ritenuta la culla di Gesù. Nella basilica si trova la sepoltura di Papa Francesco.