Il verbale

Consiglio pastorale. Riunione del 26 ottobre 2026

Ordine del giorno: 1) Proposte delle varie commissioni per vivere l’anno del pane.

Presenti: Don Stefano, don Giacomo, don Antonio, Roberto, Mauro, Carlo, Sandro, Giuseppe Persiani, Donatella, Cesare, Giampaolo, Liliana, Andrea, Luca Melotti, Maurizio, Carla, Daniele, Luca Ramponi, Maria Teresa, Luca Lorenzini, Alessandro, Gianfranco, Elena, Alessandra, Marika, Manfredo.

 

Don Stefano introduce l’incontro ricordando che nulla è scontato, prenderci cura significa andare avanti anche se manca qualcuno, perché l’aiuto di Dio non manca mai, il Signore è sempre con noi. Le commissioni sono operative, poi ci si confronta sui progetti introdotti.

Don Giacomo per la Commissione Giovani. Comunica che per i ragazzi delle medie (prima e seconda) gli incontri sono residenziali, mentre per il gruppo giovani (terza media e prima superiore) si segue il progetto diocesano, partecipando agli incontri di preghiera e celebrazioni diocesane previste dal Congresso Eucaristico Diocesano. Tutte le parrocchie della Zona lavorano insieme, per quanto possibile.

Carla per la Commissione Catechesi. I gruppi curano la preparazione della Messa a turno. All’ingresso in chiesa, prima della celebrazione, viene spiegato ai bambini in modo che capiscano che il luogo in cui stanno andando richiede rispetto e attenzione. I bambini partecipano con la loro offerta. Per i genitori sono previsti quattro incontri, sul tema del pane, partendo da brani del Vangelo in cui Gesù siede a tavola. Per il gruppo “donne della Bibbia” il tema è la gioia, l’incontro con Gesù nell’eucarestia. Il gruppo dei cresimandi adulti, in uno dei sette incontri programmati, visiterà il mosaico del Corpus Domini. Si potrebbe proporre questa visita, in calendario il 18 novembre, a tutta la comunità. È auspicabile creare situazioni di incontro in cui la comunità si ritrova e condivide il pane terreno. L’8 novembre, tradizionale festa d’autunno, nella quale si gusteranno castagne, raviole e vin-brûlé, si dovrebbero coinvolgere i ragazzi delle medie per far giocare i piccoli. La referente di Zona per la Catechesi invita caldamente a partecipare agli incontri di formazione diocesana che si terranno a San Lazzaro, il 18 novembre e il 14 gennaio pv.

Elena: nel gruppo anziani si parla della vita dei Santi.

Don Stefano sottolinea che la formazione dei catechisti e degli educatori dovrebbe essere permanente: quando si fa un incontro per tutti è bene prepararsi.

Giuseppe comunica che negli incontri degli sposi recenti emergono problematiche anche spirituali molto diverse da quelle di una volta e questo può essere utile nelle catechesi dei prossimi corsi per fidanzati. Inoltre, durante gli incontri di lettura settimanali svolti in casa, spesso le persone più semplici suggeriscono riflessioni importanti.

Don Stefano ritiene che si potrebbe riproporre la lettura nelle case, anche se non fosse settimanale, si possono trovare situazioni adatte.

Liliana: negli incontri, già iniziati, per coppie di sposi, una volta al mese si affronta una riflessione sulle Beatitudini. Anche per le famiglie con bambini battezzati negli ultimi tre anni è previsto un incontro mensile, il primo dei quali sarà il 15 novembre. L’Adorazione guidata da coppie di sposi una domenica al mese. Il 22 novembre è programmato un incontro interattivo sull’adolescenza, per intercettare i bisogni delle famiglie. Sarà a carattere psicologico/spirituale, guidato da Francesca Saracino, Claudia Zerri e don Ruggero Nuvoli. In gennaio prevediamo un pranzo comunitario. Inoltre, per creare occasioni di incontro, si potrebbe proporre a chi partecipa alla Messa della domenica pomeriggio di fermarsi a cene insieme.

Maurizio presenta la relazione della Commissione Carità (in allegato): dobbiamo passare dall’assistenza alla cultura della carità e dell’accoglienza. In chi è in difficoltà vedere un fratello con una storia e una dignità, non solo un bisogno da spuntare dalla lista; quindi educare ragazzi e famiglie all’incontro, sfatando paure e pregiudizi; infine lavorare in rete con Comune, servizi sociali, scuola e associazioni, perché nessuno resti invisibile. Oltre alle tante attività che già esistono, lanciamo due proposte che permettono l’incontro e il legame tra le persone. una rete di volontari per le visite alle persone sole e la preparazione dei tortellini per beneficenza.

Don Stefano sottolinea che l’incontro con le persone è un’occasione per chi è solo, informarsi anche tra i parrocchiani se conoscono qualche persona che gradirebbe una visita.

Cesare ricorda che partecipiamo al volontariato internazionale tramite l’adesione alla raccolta alimentare del Cefa (Terraperta), “riempi il piatto vuoto”, grazie alla quale sono stati raccolti oltre 800 euro.

Sandro, Commissione Comunicazione. Il Sito è di fondamentale importanza, la comunità si espone al mondo e riusciamo a coinvolgere le altre parrocchie della Zona. È in fase sperimentale l’attivazione di una Community whatsapp di Zona. I Savenerdì hanno in calendario un incontro a tema eucaristico il 20 novembre, nel quale un medico presenterà i miracoli eucaristici. Una serata successiva sarà dedicata al tema della preghiera dal punto di vista medico, interverrà una neuropsicologa.

Alessandra, ricordando che la visita a Loreto è stata un viaggio della comunità, comunica che il 10 aprile prossimo è in programma un pellegrinaggio a Pellestrina, paese natale di Padre Marella.

Andrea, Commissione Liturgia. Nella Zona sono programmati cinque incontri per i ministri. Si vogliono valorizzare la Festa di San Lazzaro, le stazioni quaresimali e le ordinazioni dei nuovi ministri. Il ritiro di Avvento il 13 dicembre guidato da don Fabio Quartieri. Le “parole chiave” del Cardinale sono divise per tempo liturgico, per dare valore ad ogni momento della Messa.

Daniele cerca di raccogliere proposte per formare un libretto dei canti unico per tutte le parrocchie.

Don Stefano ricorda che la pisside di don Ubaldo sarà custodita durante la settimana della festa di San Lazzaro.

Cerchiamo di allargare alla Zona le iniziative su cui lavorare, molte delle quali hanno più senso aperte a tutti.

Il 16 maggio Festa della Famiglia e Pentecoste.

Ci aggiorneremo ai primi di gennaio per organizzare un prossimo incontro.

 

 

Allegato

Gruppo Carità – Cultura della carità e dell’accoglienza

Il gruppo Carità fa un lavoro prezioso e spesso silenzioso: ascolto, sostegno alle famiglie, distribuzione di alimenti. Il rischio è pensare che la carità sia roba da specialisti, mentre il resto della comunità guarda dalla tribuna. E che si riduca ad assistenza, quando invece è incontro, giustizia, vicinanza, amore.

La carità non è un settore della parrocchia: è ciò che rende riconoscibile tutta la comunità cristiana.

Per questo dobbiamo passare dall’assistenza alla cultura della carità e dell’accoglienza.

Vuol dire:

  • cambiare sguardo: in chi è in difficoltà vedere un fratello con una storia e una dignità, non solo un bisogno da spuntare dalla lista;
  • educare ragazzi e famiglie all’incontro, sfatando paure e pregiudizi;
  • lavorare in rete con Comune, servizi sociali, scuola e associazioni, perché nessuno resti invisibile.

Il cammino dell’anno: il Pane Tutto questo si innesta nel cammino di quest’anno, dedicato al Pane. C’è il Pane del cielo, l’Eucaristia, Gesù che si spezza per noi. E c’è il pane di tutti i giorni, quello che si mette in tavola e si divide. I due non vanno separati: chi si nutre del primo è chiamato a diventare pane per gli altri, spezzando tempo, attenzione e risorse. Non c’è vera comunione all’altare senza condivisione nella vita. La carità è l’Eucaristia che continua fuori dalla chiesa.

Una povertà nascosta: la solitudine
Non riguarda solo gli anziani, ma anche chi ha perso il coniuge, i malati, le famiglie in difficoltà, giovani e adulti che nessuno cerca più. È una povertà che non chiede e non fa rumore, e proprio per questo dobbiamo andarla a cercare, ascoltare, sostenere.

Due proposte
Oltre alle tante attività che già esistono, ecco due proposte.

  1. Una rete di volontari per le visite alle persone sole. Un gruppo che, partendo dalle segnalazioni del Parroco e dei suoi collaboratori, incontri con regolarità chi vive da solo. Non per “fare qualcosa”, ma per stare: una chiacchierata, un caffè, un po’ di tempo. Nessuna missione impossibile: basterà un minimo di formazione, riservatezza e un coordinamento che raccolga le segnalazioni e accompagni i volontari. Una visita a settimana può cambiare il modo in cui una persona abita la propria casa.

I volontari dove si trovano? Nei gruppi parrocchiali, di adulti e di giovani. E tra i genitori dei bambini del catechismo: un progetto educativo che parte dai piccoli ma coinvolge anche i grandi.

  1. I tortellini in beneficenza. Un’idea semplice che è già partita: ritrovarsi a tirare la sfoglia e chiudere i tortellini insieme (anziani e giovani, famiglie e nuovi arrivati) e destinare il ricavato alle opere di carità. È un gesto che parla la lingua della nostra terra: mani, tavoli, chiacchiere e risate. E in un anno dedicato al Pane è un segno eloquente: un cibo fatto insieme per essere condiviso.

Oltre al “Tortellino Day”, potremmo lanciare il “Tortellino Night” per chi può darci una mano solo la sera, dopo il lavoro. Chiudere tortellini non richiede titoli di studio, solo pollici agili e buon umore.

Il punto in comune delle due proposte : l’incontro.
Nella visita a casa è uno a uno; attorno al tavolo dei tortellini è corale. Ma in entrambi i casi il frutto più grande non è la cifra raccolta né il numero di visite: è il legame che nasce. Chi dona tempo riceve, e chi era solo scopre di essere atteso.

Allarghiamo lo sguardo
Queste proposte non nascono dal nulla: crescono su ciò che già esiste e va custodito. Ogni punto di contatto della comunità conta: i gruppi sposi e famiglie, il catechismo, il centro di ascolto, le attività di solidarietà, il Tortellino Day (e domani Night), il bar, il coro e così via.

Sono tutti spazi in cui qualcuno può sentirsi accolto, chiamato per nome, atteso. Basta un sorriso al banco del bar, una voce accogliente alle prove del coro (anche se le note non sono perfette), una domanda sincera a fine incontro, per far sentire qualcuno meno solo.

La cultura della carità non si costruisce con le parole, ma moltiplicando le occasioni in cui le persone si incontrano davvero. Queste, curate e sostenute giorno dopo giorno , portano la carità a smettere di essere un’iniziativa ma bensì uno stile: il modo ordinario in cui la nostra comunità vive, accoglie e si prende cura.

Per questo vorremmo che ciascuno si sentisse parte del cammino. Il gruppo Carità non vuole lavorare per la comunità, ma con la comunità. Sono le relazioni a farci vivere insieme con amore e rispetto: accettandoci, correggendoci con delicatezza, aiutandoci e valorizzandoci a vicenda, accorgendosi di tutti i bisogni. Se ognuno farà la sua parte, la nostra parrocchia sarà sempre più una casa aperta, una tavola con posto per tutti, dove nessuno si sente solo.